Nel corso della Conferenza Unificata delle Regioni, tenutasi lo scorso 25 maggio, gli enti regionali hanno dato parere positivo sul decreto del Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, con cui vengono ripartiti nel 2022 quasi 110 milioni di euro della quota regionale del Fondo per lo Sviluppo della Montagna Italiana (FOSMIT).

Più precisamente, le risorse del FOSMIT destinate ad attività di competenza delle regioni e degli enti locali per l’anno 2022 ammontano complessivamente a 109.506.475,00 euro, ai quali verranno aggiunti altri 20 milioni di competenza statale. Allo scopo di incentivare azioni sinergiche, si è arrivati all’intesa sulla ripartizione premiale del 20% del finanziamento statale alle Regioni che cofinanzieranno le azioni a favore dei territori montani previste dal decreto. Dal 2023 il fondo raggiungerà i 200 milioni di euro.

I fondi verranno suddivisi e ripartiti nell’arco delle prossime settimane: attraverso questi accordi si anticipa la struttura di compartecipazione della nuova Strategia Nazionale per la Montagna Italiana (SNAMI) prevista dalla nuova Legge Montagna, il cui disegno di legge (DDL Montagna: Disposizioni per lo sviluppo e la valorizzazione delle zone montane) è stato approvato a marzo in via preliminare dal Consiglio dei Ministri e a breve dovrebbe arrivare in Parlamento.

La SNAMI verrà dunque finanziata grazie al Fondo per lo Sviluppo della Montagna Italiana in cui confluiranno le risorse del Fondo nazionale per la montagna e del Fondo integrativo per i Comuni montani. Le risorse stanziate sono destinate a sostenere più di 4.000 Comuni totalmente e parzialmente montani, circa il 50% del totale degli enti comunali italiani.

Obiettivo di queste nuove misure di finanziamento e strategie di sviluppo è contrastare lo spopolamento dei territori montani riducendo il divario economico e sociale, e le condizioni di svantaggio in cui versano i Comuni di montagna.
Queste risorse serviranno a promuovere le zone d’alta quota, elaborando e attuando piani di sviluppo e di marketing territoriale volti ad attrarre nuovi residenti e turisti, fermare l’abbandono dei versanti, riorganizzare i servizi e la comunità, migliorare l’accesso al digitale, tutelare e valorizzare il territorio montano.

Gli investimenti che le Regioni effettueranno insieme con i Comuni, le Unioni Montane e le Comunità Montane, potranno prevedere:

  1. azioni di tutela, promozione e valorizzazione delle risorse ambientali dei territori montani, anche attraverso la realizzazione delle Green Community;
  2. interventi volti alla creazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabile, ivi compresi quelli idroelettrici;
  3. misure di prevenzione del rischio del dissesto idrogeologico nei territori montani;
  4. progetti finalizzati alla salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità e allo sviluppo delle attività agro-silvo-pastorali, anche con riferimento alla filiera del legno;
  5. misure di incentivazione per la crescita sostenibile e lo sviluppo economico e sociale dei territori montani, ivi compresi interventi di mobilità sostenibile;
  6. interventi per l’accessibilità alle infrastrutture digitali e per il rafforzamento dei servizi essenziali, con particolare riguardo prioritario a quelli socio-sanitari e dell’istruzione;
  7. iniziative volte a contrastare lo spopolamento dei territori.

La montagna sarà la nuova protagonista della programmazione territoriale nazionale: per usare in maniera efficace ed efficiente le risorse finanziarie stanziate bisognerà rafforzare il sistema istituzionale, superando campanilismi e frammentazioni, e ideando strategie innovative e sostenibili sotto tutti i punti di vista.


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